BILANCIO : 9 MESI A SAN DIEGO


12191539_10208080122508982_8675979633580018919_nE’ passato qualche mese dall’intimo post pubblicato.

Ho avuto la work authorization, dopo 10 giorni ho trovato lavoro e come spesso succede, la routine lavoro-doccia-cena-letto ha preso il sopravvento e si è portata via la voglia di scrivere.

E’ da settimane che penso a cosa scrivere nel primo post dopo così tanto tempo e credo che la cosa più logica sia fare un breve riassunto di ciò che è successo da novembre in poi.

Come ho accennato verso metà ottobre ho ricevuto l’EAD, il documento che mi permette di lavorare, mi sono messa alla ricerca di un lavoro il giorno stesso sapendo esattamente cosa volevo fare. Lavoro negli hotel da un po’ di tempo e mi piace. La prima volta che sono venuta a San Diego ho lavorato per Hilton e l’obiettivo era quello di trovare lavoro in Sales e Meetings nella stessa compagnia. Mentre facevo interview con qualsiasi hotel ho  ricevuto una proposta di lavoro da Hilton. Proposta accettata. Ho iniziato a novembre. Le prime due settimane le ho passate a fare training di ogni tipo al computer dopodiché il vuoto… La persona che era nella mia posizione precedentemente se n’era già andata ed io non sapevo da che parte iniziare. Inutile dire che è stata dura e che mi sono sentita stupida più di una volta a chiedere come si fa questo, come si fa quello… Lavorare in una lingua diversa dalla propria è già difficile, figuriamoci non sapere da che parte iniziare a fare il proprio dovere! Sono passati sette mesi e mi sento pronta per lo step successivo. Ho iniziato un corso in Financial Management perché non ho mai avuto corsi o studiato tutto ciò che riguarda la parte finanziaria di un’attività e credo sia indispensabile per poter avanzare nella mia carriera.

A maggio torneremo in Italia una decina di giorni per andare in consolato a rinnovare le carte fino a luglio 2020.

Il bilancio dopo quasi un anno è positivo. Rifarei tutto? Si decisamente nessun rimpianto. Delle volte mi sento un’italiana atipica, noi ci troviamo bene qui, ovvio c’è sempre qualcosa per cui vale la pena lamentarsi, ma siamo felici di essere stati in grado di integrarci in un nuovo paese.

Spesso quando ci si trasferisce all’estero si cerca di ricreare ciò che si aveva nel proprio paese di origine, sentiamo la mancanza delle nostre radici, le nostre abitudini, (il cibo italiano pure!!) e chi più ne ha più ne metta! Per me è un po’ diverso, mi sono sempre sentita una cittadina del mondo con forte senso di appartenenza alla mia famiglia. Considero l’Italia bella, ricca di storia e sono grata di aver vissuto quasi 30 anni della mia vita in provincia di Como; ciò che manca è certamente la famiglia e le amiche ma non sento la necessità di ricreare le abitudini che avevo in Italia sarà anche che mio marito non è italiano! Integrarsi indica “l’insieme di processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società. L’integrazione dipende anche dalla capacità di socializzazione di ogni individuo”. Questo paese è multiculturale, lavoro con americani, arabi, messicani, Ben ha colleghi indiani ed è proprio questa la parte bella, ognuno ha le proprie abitudini e vivere a contatto con diverse culture ti fa capire che siamo tutti diversi, non c’è meglio o peggio: diversi paesi, diverse culture; sta a noi adattarci ad un paese che non è il nostro ma che ci ha “accolto” e così dovrebbe essere sempre.

Non so come sono finita a parlare di integrazione ma spero di avere più spunti per riprendere a scrivere regolarmente sul blog quello che mi passa per la testa!

 

 

 

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